ApoLab/1: homeworks (Criscia)
Il grande occhio che viaggia nella rete
di Criscia Grigg
Il passato esiste forse concretamente nello spazio? C'è da qualche parte un luogo, un mondo di oggetti solidi, dove il passato sta ancora avvenendo? [...] dove esiste il passato, seppure esiste?".
"Nei documenti. Vi è registrato". "Nei documenti. E... nella mente. Nella memoria degli uomini".
(George Orwell, 1984)
7 Luglio 2005, Londra nel terrore. Alle 8:49 la prima bomba nella metropolitana alla stazione di Aldgate. Alle 9.47 l’ultimasquarcia un bus a due piani che transita per Russel square. Minuti interminabili.
Il terrorismo ha colpito duro anche in Europa, anche a Londra, la città con più telecamere, la più controllata al mondo. I colpevoli sono stati identificati proprio grazie alla tecnologia, peccato che i kamikaze, con il loro biglietto di sola andata, non si possono fermare.
Ma gli inglesi ci credono e il 90% di loro, secondo la ricerca Urbaneye Project realizzata dalla commissione Ue nel 2004, ritiene che essere controllati in moltissimi angoli della città li faccia sentire comunque più al sicuro. Diversa la risposta di altri paesi europei: solo il 48% dei tedeschi si dice favorevole e in Austria la percentuale scende al 28%.
E in Italia? Quanti “occhi” ci controllano? Impossibile saperlo.
Secondo il garante della privacy poter mappare totalmente i sistemi di
controllo richiederebbe un ingente impiego di risorse. Gli ultimi dati
risalgono a un po’ di anni fa: a Roma sono stati rilevati 726
apparecchi, a Milano 213, a Napoli 86 e a Verona 67.E, come è facile
immaginare, tali numeri non hanno fatto altro che salire di anno in
anno. Il giro di affari, fra installazione manutenzione e controlli,
copre ormai cifre altissime. Non solo, ma i sistemi stanno diventando
sempre più precisi e intelligenti.
E così, a discapito della
perdita di libertà ma a vantaggio di una sicurezza almeno sperata i
governi attuano mosse sempre più avanzate anche in questo ambito. Oggi
i sistemi di sorveglianza a circuito chiuso (CCTV) si appoggiano a
strumenti potenti che s’interfacciano anche con database;Il Plate
Tracking System che confronta le targhe di autovetture con i dati in
possesso della polizia centrale, e il Facial Recognition System, un sistema di riconoscimento facciale che si avvale della tecnologia biometrica
e permette di riconoscere volti e confrontarli con gli archivi delle
forze dell’ordine, sono ormaiimpiegati da tempo, soprattutto in Gran
Bretagna, Svizzera e negli aereoporti.
Nel frattempo crescono
fenomeni di contrasto. Associazioni e gruppi che spesso usano il web
come potenzialità per informare sui sistemi di controllo offrendo
ancheservizi. E’ il caso, ad esempio, del sistema Isee
che consente ai cittadini di Manhattan di identificare le telecamere
attive ed elabora quindi percorsi alternativi per evitarle.Ideato dall’
Institute for Applied Autonomy (IAA), gruppo fondato nel 1998, Isee non
è l’unico strumento creato da questi ingegneri/artisti americani:
progetti come GraffitiWriter, Txtmob, sono solo altri esempi, fino ad arrivare all’ultimo, il Terminal Air: una mappa mondiale digitale che visualizza i movimenti degli aerei impegnati in una 'extraordinary rendition'.
Solo fobie o giuste risposte? Forse è il caso di fare un passo indietro, magari “passeggiare” fra i ricordi del caso Echelon
che sconvolse l’opinione pubblica di tutto il mondo, in particolare
quella europea e che oggi, a distanza di anni, nessuno nomina più. In
Google, digitando solo la parola Echelon, compaiono più di sei milioni
di risultati, ma se avrete la pazienza di scorgerne alcuni noterete
spesso pagine che copiano altre pagine basate sulle stesse
informazioni. Il caso sembra “caduto nel vuoto".
L’alleanza Ukusa
associata al sistema Echelon, venne siglata a partire dal 1947 con
l’obiettivo di creare un controllo di intelligence globale su scopi e
movimenti della popolazione. I media si scatenarono nel marzo 1998 "Licenza di spiare, i segreti di Echelon: così USA e Gran Bretagna ci spiano".
Così s’intitolava lo speciale del settimanale Il Mondo. Fra smentite,
successivi articoli e attenzione pubblica, si avviarono anche le prime interrogazioni parlamentari
da parte di diversi eurodeputati a Bruxelles. In pericolo non solo la
privacy di ogni singolo cittadino, ma anche le attività governative, le
comunicazioni militari e quelle delle imprese di quasi ciascun paese. A
differenza dei sistemi di spionaggio nati dopo la guerra fredda,
Echelon punta a tutti gli obiettivi non militari e tutto quello che
passa attraverso internet, telefono, fax viene intercettato e
analizzato da programmi d’intelligenza artificiale e archiviato in
enormi banche dati comuni a cinque agenzie coinvolte fra cui la famosa NSA.
Questo sistema di controllo globale nato negli anni precedenti alla
caduta del muro di berlino per difendersi dal blocco orientale, e
controllare le comunicazioni fra Urss e Cina, sembra in realtà avere
avuto, sin dagli inizi, interessi mirati a carpire informazioni utili
alle aziende americane, e a mettersi in concorrenza economica ai paesi
europei. Insomma, spionaggio industriale.E’ evidente che il principio
di proporzionalità “nel rispetto del principio di proporzionalità nel trattamento (art. 11, comma 1, lett. d, del Codice),
tutti i dati personali e le varie modalità del loro trattamento devono
essere pertinenti e non eccedenti rispetto alle finalità perseguite.” non viene assolutamente rispettato. Il garante per la protezione sui dati personali
è chiaro in questo senso. Così come sono stati violati altri punti
fondamentali: la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art.
12), con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (art. 7)
e soprattutto con la Convezione Europea dei Diritti dell’Uomo (art. 8).
La risposta europea è arrivata solo nel 2000 con la nomina di un
comitato speciale che si occupava del caso. Le conclusioni sono state
presentate il 5 Settembre 2001 e l’attentato alle Torri Gemelle ha
totalmente distolto l’attenzione mondiale da Echelon.
Altra timida risposta sembra essere l’Enfopol,
di cui si sa ben poco a dire il vero; per alcuni giornalisti è solo una
copia del sistema di controllo americano e inglese tanto discusso, per
l’Unione Europea è un acronimo usato "per classificare i documenti
relativi alla cooperazione delle polizie che vengono distribuiti
nell’ambito del Consiglio dei ministri".
“La caratteristica più evidente che contraddistingue la vita
contemporanea è che essa è dominata da grandi organizzazioni complesse
e formali. La nostra capacità di organizzare migliaia e anche milioni
di uomini al fine di raggiungere obiettivi di larga scala – siano essi
economici, politici o militari – è uno dei punti di forza maggiori. La
probabilità che degli uomini liberi diventino dei piccoli ingranaggi
della macchina burocratica che noi produciamo a tal fine è una delle
più grandi minacce alla nostra libertà”
Peter Blau e Robert Scott (in Robertson 1993, p. 175)
Siamo quindi destinati a rimanere piccoli ingranaggi? Come prospettarono Blau e Scott parecchi anni fa, sembra proprio di sì.
Sicuramente si riesce a rimanere aggiornati grazie alle informazioni che continuano a trapelare da qualsiasi parte . In alcuni casi ci si mette addirittura una mano sullacoscienza.
Possiamo anche noi tutelarci, e seguire le direttive contenute in brevi e utili guide. Utili perché, soprattutto nella rete e in programmi come il word della Microsoft, c’è da stare attenti;"È vero - ammette Fabio Falzea della Microsoft- ma
e' vero anche per tantissimi altri programmi, che possono contenere la
possibilita' di comportamenti di questo tipo. Nel caso dei nostri
programmi e' possibile disabilitare tale funzione, ma con altri non lo
e', e io tecnicamente potrei non accorgermene". A questo proposito
la Microsoft consiglia di comprare i programmi da società affidabili
accompagnati, se possibile, da un buon antivirus.
Insomma siamo destinati, ironia della sorte, a comprare programmi che ci salvaguardino da altri programmi. Possibilmente prodotti dalla medesima casa.




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